Caserma Mameli, un po’ di chiarezza

caserma_mameliE’ uscito oggi un articolo sul Fatto Quotidiano (lo trovate qui) un po’ confuso rispetto alle prospettive della Caserma Mameli di V.le Suzzani.

Qualche nota per fare chiarezza e per capire quali possono essere le prospettive.

Lunedì scorso in Commissione Territorio abbiamo avuto un confronto con i tecnici del Comune e con la dottoressa Montedoro, professoressa del Politecnico che, dopo essere stato incaricato dal Comune di Milano, seguirà il percorso partecipativo insieme alla Zona.

La proprietà della Mameli è di Cassa Depositi e Prestiti (CDP), le strutture sono ammalorate.

Sull’area le volumetrie sono quelle previste dal Piano di Governo del Territorio (PGT): una parte verrà destinata ad edilizia di vario genere, una diventerà un parco, e tre delle sei palazzine utilizzate dai militari saranno messe a disposizione del Comune. Molto probabilmente sarà necessaria una bonifica bellica, mentre bisognerà fare le analisi previste dalla legge sul terreno per capire se sarà necessaria anche una bonifica ambientale. 

Si aprono quindi due prospettive: cosa fare dell’area fin quando non partiranno i lavori – ricordo che non esiste ancora un progetto definitivo ed un operatore interessato a costruire – e quali funzioni inserire negli spazi che diventeranno di proprietà dal Comune al termine dei cantieri.

Sul riuso temporaneo dell’area la proprietà (CDP) ha dato la propria disponibilità ad intavolare un ragionamento che consenta di aprire lo spazio prima che questo assuma la sua fisionomia finale. Come scritto nell’articolo, in modo molto impreciso e temo volutamente confuso, l’ipotesi di coinvolgimento della Fondazione Arti e Mestieri di Torino è riferito proprio a questa possibilità. Vorrei essere molto chiaro su questo: da parte nostra non c’è nessuna scelta già fatta o precostituita. Abbiamo come unico obiettivo quello di dare al quartiere i migliori servizi compatibilmente con la fattibilità economica dell’operazione. Quanto emerge dall’articolo, con collegamenti un po’ strampalati, è frutto della voglia di influenzare le vicende politiche gettando un po’ di fumo negli occhi, più che di fare chiarezza.

In Commissione è emersa la volontà del Politecnico di stringere molto i tempi del percorso partecipativo. Come Capogruppo del Partito Democratico ho ribadito con fermezza la necessità di allungare i tempi per concedere a chiunque volesse partecipare di poterlo fare in modo approfondito, avendo tutti gli strumenti e le informazioni. Oltre a questo ho richiesto, differentemente da quanto proposto dalla professoressa Montedoro, di affrontare nel confronto fra cittadini prima il discorso del riuso, confrontandosi con le tante realtà attive su quel territorio, per poi passare al tema più spigoloso e stimolante, l’individuazione delle funzioni definitive per l’intera area.

Su questa proposta c’è stata convergenza e quindi si procederà con più calma. Si comincerà il 17 febbraio, presso l’Auditorium Ca’ Granda, con un primo incontro.

Una notizia passata in secondo piano, che invece io credo sia una novità importante per il quartiere, è che la proprietà ed il Comune concordano nel dare priorità di cantierizzazione alle opere di urbanizzazione rispetto alla costruzione delle case previste (vorremo evitare che si creino gli stessi problemi che ha vissuto la Bicocca).

Chiudo con un’ultima nota. Vedo molti, giornali e partiti politici, agitarsi, utilizzando questa vicenda per scopi politici, strumentalizzando questa vicenda. Il nostro obiettivo continua ad essere e sarà sempre uno solo, trovare la soluzione migliore insieme a chi quel quartiere lo vive. Senza schiamazzi, senza urla, ma lavorando per ottenere risultati concreti. Mi pare che, parlando di spazi lasciati vuoti per vent’anni, la piscina Scarioni sia un ottimo esempio di quello che abbiamo fatto e che lasceremo al quartiere.