Di primarie e disagi

Credo onestamente che ormai, pensando alle persone che mi capita di incontrare e frequentare, ci sia un tale disincanto e disillusione nei confronti della politica, che siano rimasti solo i cosiddetti “addetti ai lavori” ad occuparsene quotidianamente, inondando i social network di spottoni che non interessano proprio a nessuno. Nel migliore dei casi c’è un interesse distaccato, nel peggiore una totale repulsione.

Inutile scrivere qui le ragioni di una distanza difficile da colmare, che in parte arrivano da lontano e che, purtroppo, hanno trovato negli ultimi anni terreno fertile per crescere e aumentare quel gap in maniera esponenziale.

Resto profondamente convinto che la politica sia la forma più alta di carità, e d’altra parte è la ragione per cui ho provato a mettermi in gioco, con spirito di servizio, provando a costruire una credibilità, fatta di impegno quotidiano, che mi consentisse di rompere quel muro di indifferenza che oggi circonda la politica. E, come me, ho incontrato tanti, anche di partiti diversi dal mio, che spendono il proprio tempo con generosità alla ricerca del bene comune.

Devo confessarvi che, diversamente da quanto accaduto negli ultimi anni, mi sento profondamente a disagio. Mi sembra che negli ultimi mesi siano prevalse logiche personali e correntizie che hanno portato alla devastazione di un progetto politico, nato per mettere insieme storie e percorsi politici diversi. Un progetto in cui mi sentivo a casa, in cui l’ambizione di trovare un percorso comune attraverso il confronto sollecitava ciascuno di noi ad approfondire la propria conoscenza, ad essere stimolato da pensieri diversi, ma che si percepiva avessero tutti lo stesso obiettivo. Quell’ambizione di tenere insieme la tradizione post comunista e quella cattolico sociale, alla ricerca di un compromesso alto che consentisse a questa Italia di fare i passi avanti indispensabili ad evitare di perdersi per strada intere generazioni.

Se oggi persone come Romano Prodi, Enrico Letta o Rosy Bindi, al di là del giudizio di merito che ciascuno ne può dare, fondatori del Partito Democratico, non sentono più che questa forza politica sia pienamente casa loro, e con loro tante persone meno note incrociate in questi anni, beh, io credo che questa sia una sconfitta.

Non mi appassionano le divisioni e le scissioni, non tanto perché non ne capisca le ragioni, che sono tutte sul tavolo, ma piuttosto per la mia convinzione, ovviamente personale, che per affrontare le sfide enormi che abbiamo davanti non sia utile percorrere quella strada.

Uno dei mali della politica è che si finisce per essere risucchiati in una di quelle canne d’organo – quelli bravi le chiamano correnti – che una volta erano anche fucine di pensiero, mentre oggi invece restano solamente dei meri strumenti di cooptazione e gestione di un (piccolo) potere.

La verità è che oggi non intravedo una proposta che possa rappresentare pienamente le mie idee, perciò non mi sento di consigliarvi e proporvi un candidato. Potrei fare finta, come fanno tanti, e scrivervi le grandi gesta di questo o quello, ma non è il genere di comportamenti che mi appassiona.

Mi sento di appartenere ancora a questa famiglia politica, alla comunità del Partito Democratico. Certo sono a disagio. Certo non mi piacciono toni utilizzati in passato e anche alcune scelte fatte. Ma pur fra mille difficoltà mi pare ancora che questo sia il campo nel quale “giocare”.

E quindi con molti dubbi e senza troppa convinzione, senza voler convincere nessuno (se non forse me stesso), andrò a votare per Andrea Orlando, consapevole dei limiti che questa scelta comporta, o almeno che io intravedo. Mi pare giusto dirlo, per correttezza.

Matteo Renzi ha tradito le aspettative di molti che lo hanno sostenuto all’inizio, fra cui ci sono anche io, scambiando quella forza di innovazione di cui si faceva promotore con il sostegno del peggiore trasformismo politico (e non solo) utile per la gestione del potere. Circondarsi di persone che dicono sempre sì è il modo peggiore per dimostrare la propria debolezza.

Il mio invito, ad ogni modo, è di andare a votare. Di utilizzare questo strumento per far sentire la propria voce, anche perché il PD è l’unico partito in Italia a dare questa possibilità.
Se pensate che in qualche modo sia ancora questo il soggetto politico che vi rappresenta, o a cui vi sentite più vicini, magari a disagio oppure pienamente convinti, dubbiosi o certi delle vostre scelte, sfruttate questa possibilità, domani.

Ecco. Forse non è la mail da gran politico che qualcuno si aspetterebbe. Ma preferisco dire la verità e raccontarvi come mi sento, anche per la fiducia che molti di voi mi hanno concesso in questi mesi.

Qui trovate tutte le informazioni per il voto: https://www.primariepd2017.it/