Sì.

Mancano ormai poche ore all’appuntamento referendario.

Non è stata una bella campagna elettorale. Impossibile scavalcare le urla dei tifosi delle due curve alla ricerca di una qualche chiarezza che, visti i temi della riforma, sarebbe stata auspicabile. Forse questo modo di fare politica, urlato, sguaiato, che sfrutta notizie false, al limite del trash, è adeguato ai tempi che viviamo, ma onestamente faccio fatica ad abituarmici.

Per quanto mi riguarda voterò sì, convinto che questa riforma faccia fare al nostro Paese un piccolo passo in avanti. Non credo, francamente, che rappresenti la panacea dei mali del italiani, come l’ha dipinta qualcuno, né tantomeno che con le modifiche inserite si corra il rischio di una deriva autoritaria (e auguro a chi lo dice di viverci in un Paese in cui c’è la dittatura, così magari ci si accorge della differenza).

Voterò sì perché questo bicameralismo in cui la velocità del processo legislativo è garantita solo dal ricorso al voto di fiducia (che teoricamente dovrebbe essere un fatto straordinario e non sistematico) non funziona. Penso sia ragionevole che il Governo ottenga la fiducia da una sola Camera (come accade nella stragrande maggioranza dei Paesi europei), penso che sia utile che ci sia un ramo del Parlamento in cui siano rappresentati gli enti locali. Questo nuovo Senato è certamente un’incognita, ma potrebbe rappresentare una bella opportunità. Come tutti i cambiamenti nella prima fase ci sarà confusione (lo stiamo sperimentando con i Municipi, nel nostro piccolo), ma se si saprà cogliere l’opportunità potrà rendere paradossalmente meno Roma centrico il processo delle decisioni. Il tema dell’elezione diretta dei Senatori e Consiglieri Regionali esiste e spero che si proceda a varare in tempi brevi una legge che vada in questa direzione. Mi pare ci siano tutte le condizioni affinché questo si possa verificare.

La riduzione degli stipendi dei Consiglieri regionali e dei rimborsi ai gruppi mi pare un fatto di civiltà, dopo tanto parlare di sprechi e casta, così come l’abolizione del CNEL e delle province o la ridefinizione delle competenza fra Stato e Regioni, che troppa confusione ha creato in questi anni.

Non nascondo il rischio che intravedo all’orizzonte. Una riforma come questa, che garantisce all’esecutivo più poteri di quanto non accada adesso, anche in funzione della legge elettorale (che però potrebbe cambiare), in tempi come quelli che stiamo vivendo, può diventare un’arma a doppio taglio. D’altro canto ritengo sia giusto che chi vince le elezioni sia messo nelle condizioni di lavorare. E’ certamente un azzardo, ma penso onestamente che ci sia bisogno di fare un tentativo per rendere le democrazie più capaci di agire sulla realtà. Se negli ultimi anni è diminuito dal 75 al 25 per cento il numero di persone che ritiene indispensabile vivere all’interno di un sistema democratico è evidente che qualcosa si è rotto. Spero che questa riforma possa rappresentare un passo in avanti, un tentativo per arginare il processo di disinteresse per la cosa pubblica, affidando grandi responsabilità a chi avrà l’onere e l’onore di governare. Con la consapevolezza che questo potrà essere solo un tassello, perché abbiamo il dovere di sperimentare una maggiore radicalità rispetto ai temi del welfare, del lavoro e di una generazione (o forse ormai due) che rischia di andare incontro ad un muro contro il quale si potrebbero infrangere speranze e sogni.

Ecco, in breve, le ragioni che mi spingono a votare sì. Senza la pretesa che possano essere del tutto esaurienti e con la volontà, se qualcuno lo desidera, di confrontarmi (serenamente) nel merito in queste ultime ore.

Qui trovate un articolo equilibrato che spiega la riforma: http://www.internazionale.it/notizie/2016/10/17/referendum-costituzionale-riforma