Un salto di qualità

Io penso che se dovessi tentare di scegliere una parola che descrive al meglio l’esperienza di questi quattro anni in Consiglio di Zona sceglierei periferia.

Non per un vezzo stilistico, né per fare demagogia da campagna elettorale, non è questa la sede.

La sceglierei innanzitutto perché, credo, quello che ci ha condotti a candidarci quattro anni fa, quello che muove ciascuno di noi ad impegnarsi nei partiti e nelle associazioni, è il senso di appartenenza che proviamo per i quartieri in cui viviamo e la ferma volontà di renderli più belli, vivibili, sicuri. In una istituzione, il Consiglio di Zona, a sua volta periferia delle istituzioni, dotato di scarsi mezzi economici, sopperiti dalla voglia di metterci la faccia sempre e comunque, di non fuggire dai problemi, di non rinchiudersi a riccio, di cercare sempre e comunque la soluzione possibile a problemi anche complicati.

Questa è stata la nostra stella polare.

A partire dalla istituzione di una commissione dedicata alle case popolari per toccare con mano, senza voltarsi dalla parte opposta, la sofferenza di chi vive in condizioni spesso poco dignitose e di chi un tetto sotto il quale vivere non ce l’ha. Passando per un continuo impegno della commissione politiche sociali, nel tentativo di combattere innanzitutto quel virus che è la solitudine delle persone, bambini, adulti e anziani. Senza dimenticare l’incessante ricerca della commissione cultura a sollecitare le realtà culturali a fare rete fra loro, tentando di alzare l’asticella della qualità e della presenza sul territorio. L’immane lavoro svolto sulle scuole della nostra Zona, che il centrodestra aveva volutamente lasciato nel dimenticatoio, disinteressandosi delle condizioni delle strutture che ospitano le nostre ragazze e i nostri ragazzi. L’attenzione ai temi dell’urbanistica e dell’ambiente, sempre approfonditi nell’interesse dei cittadini e non di qualche comitato di parte. La continua ricerca di collaborazione con le associazioni dei commercianti, motori indispensabili di socialità ed aggregazione. E sullo sfondo la volontà politica precisa di cercare di evitare lo smistamento dei fondi a pioggia, introducendo dove possibile l’utilizzo dei bandi e delle manifestazioni pubbliche di interesse, per processi sempre più trasparenti e sicuri.

Di una cosa sono convinto. Non possiamo fermarci qui.

Questa può e deve essere la prima tappa di un viaggio più lungo.

Ci attende una sfida enorme, quella delle municipalità, che abbiamo il dovere, e questa spero e credo sarà la prima di tante altre occasioni, di riempire di contenuti.

Perché decentrare alcune funzioni significa efficientare l’architettura del Comune di Milano, avvicinare i luoghi i cui si risolvono i problemi ai luoghi in cui quei problemi si creano. Servirà coraggio, non basterà quello che abbiamo fatto in questi anni. Dovremo dimostrare di conoscere palmo a palmo i quartieri, le loro contraddizioni, i problemi: dalla fermata dell’autobus all’associazione che fa mediazione culturale, dalla scuola con problemi agli infissi alla casella della posta della casa popolare.

E saremo nelle condizioni di farlo solo se sapremo fare squadra, non solo all’interno del partito e della coalizione, ma con tutte quelle realtà che vorranno immaginare con noi il futuro migliore per ciascuna delle nostre concittadine e dei nostri concittadini.

Avendo come trampolino di lancio l’orgoglio per come siamo riusciti a trasformare questa città e per il lavoro che ciascuno di noi, nelle istituzioni, nei circoli, nelle associazioni, ha fatto. E con la consapevolezza di avere gli strumenti per fare un ulteriore salto di qualità, quel salto di qualità che Milano si merita.